martedì 26 agosto 2008
france
france solleticava il suo piede sinistro mentre l'attesa la divorava. aveva appuntamento al bar in plaza mayor e l'appuntamento si era trasformato in un conto alla rovescia ormai da un giorno a questa parte. il caffè l'eccitava più del solito e la sua golden virginia issata a bandiera non aveva placato la sua iperattività. “cosa ci faccio qui?” se l'era ormai chiesto una ventina di volte mentre il suo anticipo la risucchiava nei pensieri. “ciao. non pensavo che ci fossero donne che arrivano in anticipo agl'appuntamenti. sei una specie in via d'estinzione ormai.” l'aveva visto una sera di striscio mentre usciva con le sue amiche. era moro, tendente al pallido, non propriamente bello secondo i canoni della stampa internazionale però magnetico. di quella categoria che con uno sguardo cattura l'attenzione di tutta la platea. aveva una scintilla. ed era stata quella ad accendere le sue golden virginia e tutti i suoi convenevoli da ragazza impegnata. non aveva ascoltato mezzo discorso in quel tavolino troppo stretto e piccolo per non regalare gomiti di contatto. come se seguisse la scena da un'altra angolatura non partecipandoci davvero. anche se aveva parlato di tutto. della sua passione per l'arte. del progetto leonardo che l'aveva stritolata in un anno di lavoro sotto pagato. del suo dalmata reinhold che l'aspettava a casa. poi di colpo s'era ritrovata fra le sue braccia in una stanzetta fatiscente. come se avessero messo la pubblicità e lei fosse andata in bagno perdendosi la fase di mezzo che da senso ad un film dove più lo attorcigli e meglio viene secondo il regista. c'aveva fatto l'amore con ingordigia. annusando e sospirando il suo lato animalesco. imprigionato ormai da troppo tempo. si era però sentita vuota e sporca alla fine del suo amplesso. aveva ricollezionato i vestiti ed era sfuggita di corsa mentre lui disinfettava i morsi sulle spalle. a casa s'era gettata di corsa sotto la doccia. aveva lavato via con il detersivo per piatti ogni traccia che potesse indicare che era stata bene. aveva appuntato nella sua testa tutti i contro di questa situazione. la lista era lunga ed era inequivocabile. serviva il carrello per prendere tutto non bastava il cestino. il primo contro aveva appena girato la chiave nella porta. era un contro con cui conviveva ormai da tre mesi. si era insinuato nel suo letto lentamente. come un goccia d'acqua che giorno dopo giorno scivola in un torrente. era perfetto o almeno così credeva. capello fluente, parlantina sciolta solo con chi di dovere e soprattutto presentabile. se non fosse per quel fastidioso vizio di lasciare sigarette accese sarebbe stato di certo nel prossimo numero di vogue come uno dei cento ragazzi da sposare. e poi divorziare in data sul fondo della confezione. l'aveva baciata sulla fronte come ogni sera. e si era lasciata scaldare dalle sue braccia. dalle sue mani che conoscevano ormai ogni punto in cui il suo eros si stuprava. era stato avvolgente, romantico e a suo modo passionale. si era sentita finalmente a casa. aveva spento l'abajour inserisci la tua offerta massima sul comodino e si era lasciato coccolare dalle melodie che la sua chitarra pizzicata nei punti giusti era riuscito a scandire. carlos amava suonare dopo aver fatto l'amore con reinhold che silenzioso si metteva ad ascoltare facendo intendere sempre quando una melodia era magica oppure era banale. stava facendo progressi. o almeno sentiva di fare progressi. aveva composto una melodia perfetta sul sonno di france. le winston e il caffè lo tenevano sveglio ormai quasi ogni notte. si sentiva in vena da quando aveva conosciuto quella francesina così timida ma sempre solare. aveva annusato l'ultima sigaretta del pacchetto e aveva deciso di accenderla ben consapevole che non ci sarebbe stata nessun altra sigaretta prima di domani. era stato sempre attratto da quella sensazione da ultimo. come se un ultimo respiro fosse sempre più speciale ed importante di tutti quelli che hai assaporato nella tua vita. così in silenzio aveva cercato nella borsa di france l'accendi lampi per dare fuoco a quel ritornello che non entra bene come dovrebbe quando si era inbattuto in un foglietto con tante parole e con tantissime cancellature. aveva letto distratto poi si era illuminato leggendo i versi migliori che un contemporaneo potessere creare. non erano i clash però avevano l'irruenza e la dolce prespicacia di apparire perfetti per le sue melodie mute. dovevano essere solo ricollocati nel giusto ambiente. un ambiente che sentiva di aver condiviso da anni in quelle stronfe. c'aveva cantato sopra con la convinzione di essere di fronte all'inizio di qualcosa che non sai dove andrà a finire. ma sai che potrebbe essere la cosa che ti spezzerà il cuore, te lo ricucirà e te lo troverai più grande e più rosso. erano perfette anche se andavano limate alcune parti grezze come pietre del sudafrica. ma erano diamanti sotto quei centimetri di polvere. france non aveva mai scritto cose così taglienti. un po' se n'era preoccupato ma l'estasi del aver finalmente trovato la rotta giusta l'aveva gasato più di una cosa a tre. quando france s'era svegliata l'aveva trovato ancora lì a sussurrare parole sopra le sue melodie. ne era attratta come poche volte nella sua vita. “che fai?ci canti sopra adesso?da quando?” “ho trovato i tuoi versi nella borsa. sono perfetti. perchè non me li hai fatti vedere prima?” lo shock anafilattico era la sensazione che france provava in quell'istante. da pedro aveva rubato un foglietto da moleskine tutto scritto per il gusto di leggerci dentro il suo tradimento ma poi se n'era scordata. e ora riproposta sotto la melodia di carlos aveva capito che aveva scopato con le due facce della stessa medaglia. aveva finto il solito cliche dell'essere in ritardo ed era scappata con le lacrime che rigavano il suo viso color bambolina di cera. non era più tornata a casa. aveva regalato il suo cellulare al barbone sotto casa e aveva scritto due lettere e stampato un biglietto di sola andata. o meglio di solo ritorno. le due lettere erano simili ma identiche nei contenuti. ti ho amato dal primo istante che ti ho visto. l'altra faccia della moneta è la metà del cuore che puoi far battere a chi ti ascolta. incontratevi. e provateci. per me. con amore incondizionato. france. l'inizio era stato duro. spigoloso. a tratti manesco. ma poi era nato il mito. france ne era felice ogni volta che sentiva di loro. pedro tossico, estroverso ma anche buono e pieno di buchi di sigarette nell'anima. carlos così sicuro, razionale ma anche serioso e solitario a volte. perso dietro ettolitri di musiche e melodie che regalano solitudine dentro. per cinque anni non aveva mai più pianto in vita sua. solo una strofa sentita in una compilation indie fatta da sua sorella le aveva regalato il calore della sua pioggia. “choking and smoking to your angelic soul. choking and smoking myself into a hole. where the only way out is to sleep and to dream. and to cry out your name.”
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