domenica 24 agosto 2008

uno-due-tre prova. prova. a a a prova (prima parte)

un bambino svegliandosi una mattina chiese al suo pesciolino rosso un pezzo di cuore. "un pezzettino piccolo, quasi irrisorio. mi serve per costruirmi un sogno." gli disse. il pesce rosso lo guardò sbalordito e disse "tieni. fanne buon uso però mi raccomando." il bambino felice prese il domopak della madre e incartò con cura quel pezzettino di cuore e lo ripose nella scatola delle meraviglie. era una scatola di un paio di vecchie scarpe adidas numero quaranta tutto avvolto da figurine di calciatori degl'anni 70. suo padre gliel'aveva data un giorno d'agosto dicendo. "tieni questa è la scatola che mio padre mi donò quand'ero piccolo. era povero ma voleva che conservassi i miei sogni e le cose più belle che avevo. per potrerle utilizzare quando ne avrei avuto bisogno. nei momenti tristi e duri della vita."non aveva compreso che un paio di adidas nel dopoguerra fossero una cosa talmente rara da sembrare irreale. non ci aveva messo dentro ancora niente perchè non aveva ancora sentito la necessità, il bisogno di avere di più di quello che già aveva. era felice immerso in una famiglia media dove tutti si volevano bene. era andato a scuola come ogni giorno camminando per venti minuti da solo nella folla mattutina che andava al lavoro. lui che non aveva mai capito perchè bisognasse andare a lavorare. a far fatica quando tutte le cose più belle si possono noleggiare a casa propria. la televisione. i popcorn spruzzati di zucchero e il trivial pursuit da fare con mamma e papà. era arrivato a scuola e per la prima volta nella sua vita aveva visto tutti focalizzarsi su di lui. evitandolo come sempre ma bisbigliando indicandolo in maniera impercettibile. era andato in classe senza far rumore passeggiando distratto con i radiohead nelle orecchie. musica non adatta secondo la preside che più volte nella sua carriera livellata sulla media ponderata l'aveva ripreso. "perchè ascolti quella musica deprimente. non sarebbe meglio se ti aprissi con gl'altri ragazzi invece di chiuderti sempre nel tuo mondo?". "il mio mondo è già bello così. non voglio rovinarlo buttandoci dentro altre cianfrusaglie." tom a lui piaceva. dicevano che era malinconico e triste. strano e atipico. ma anche lui si sentiva diverso. e il tono drammatico e triste lo faceva sentire allegro per la felicità che lui conservava dentro sotto foglie di quotidianità in formato A4. era entrato e la maestra luisa l'aveva scrutato con un viso amorevole, quasi materno nonostante dall'inizio dei giorni avesse terrorizzato centinaia di studenti prima di lui. svegliarsi alle 6e30 ogni tanto può dare alla testa si era ripassato in uno sbadiglio. non l'aveva interrogato come gli aveva promesso due giorni prima e al termine della lezione gli aveva parlato dicendogli. "per questa volta te la sei cavata. ma per la prossima settimana vedi di essere preparato." ma con un tono e uno sguardo zuccheroso. quasi da vaniglia mixata con saccarosio puro. uno sguardo che in tutto e per tutto assomigliava a quello di sua madre quando non faceva i compiti prima che tornasse dal lavoro. se non fosse stato per la ricrescita bianca sul castano n°5 della linea testa nera.

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