domenica 24 agosto 2008

uno-due-tre prova. prova. a a a prova (seconda parte

"posso chiederle di darmi un pezzo di cuore per la mia collezione?" la maestra luisa non si era prodigata nei suoi vecchi ricordi di quando lei era bambina e nessuno le aveva mai regalato niente come faceva di solito ad una richiesta. gliel'aveva dato sorridendogli in modo amabile. quasi da soap opera argentina. era andato in mensa anche se non aveva fame. aveva guardato con i suoi soliti occhi color grigio-verde e aveva atteso il suo turno per poi chiedere all'inserviente la pasta al ragù anche se non era come quella che faceva la mamma. anche se sapeva di lavoro. invece che di fatto in casa. e all'inserviente trent'enne che aveva una storia non politicamente corretta con la preside ultra-quarantenne aveva domandato a bruciapelo. "un pezzetto di cuore. tenero e senza lische. magari il suo che ha tanto amore da dare agl'altri. alle altre persone della scuola." l'aveva avvolto nel tovagliolo prestampato ristotre e gliel'aveva dato senza bah e senza "guarda che c'è il filetto di trota che è bello tenero" come quando qualcuno chiedeva qualcosa non presente sul menù aziendale. era andato nel suo solito angolo color pesca. dove ormai nessuno si sedeva da mesi. non aveva voglia di parlare con simone oggi. era sempre pieno di parole. di storie fantastiche. ma oggi non se la sentiva. voleva stare da solo. perdersi e flutturare nei suoi pensieri come faceva spesso. sentirsi dire rimbambito come sempre. la preside l'aveva risvegliato dal suo coma e gli aveva sussurrato passandogli lo yogurth in omaggio. "appena finisci qui vorrei parlarti nel mio ufficio." non aveva fatto niente ne era sicuro. non faceva mai niente lui che potesse anche solo metterlo in luce davanti agl'altri. trascinando le sue all star pitturate come quelle del suo mito numero due kurt cobain si era diretto verso la presidenza e aveva sfogliato la rivista ok salute distrattamente neanche fosse dal dentista. non c'erano però leccalecca omaggio a fine anestesia questo lo sapeva bene. "posso fare qualcosa per te?" gli aveva chiesto quel corpo magro e spigoloso che da anni aveva conquistato ammiratori in tutti gl'ambiti didattici. "un pezzettino di cuore. del suo. andrebbe benissimo."
era tornato a casa dopo aver partecipato alla lezione che più odiava al mondo. ginnastica. un'ora e mezzo di stupidi ragazzetti che rincorrono una palla e che quando riescono ad andarci vicino invece di prenderla e farne tesoro gli danno un calcio per buttarla lontana. in una rete. nell'idea preconfezzionata che la prigionia auto-indotta sia la cosa più bella e libera che ci sia. aveva passeggiato verso casa con il suo zaino invicta nero e verde fosforescente. le vacanze erano alle porte e questo gli dava un senso di felicità commossa. le partite a racchettoni con la mamma e il papà. il vincere sempre anche se era sempre il meno bravo dei tre. il piacere di sembrare diverso dal solito in un mondo che lo sfogliava per la prima volta. nuovo non più come il ragazzo strano da prendere in giro tenendosi le mani davanti alla bocca. a casa aveva trovato i nonni come ogni pomeriggio. il toast imparato dal nonno negl'anni della guerra era lì ad aspettarlo. l'aveva addentato e con il suo solito broncio era scoppiato davanti alla nonna. "nonna mi dai un pezzettino del tuo cuore. senza mamma e papà andati in vacanza sulla luna è così difficile rimanere senza cuore. la mia vita ha bisogno di un altro sogno su cui costruirla per andare avanti. il mio non basta. è sulla luna ormai."

Nessun commento: